martedì 4 aprile 2017

The Undertaker will rest in peace

6 Aprile 2014. Mercedes Benz Arena di New Orleans. Wrestlemania. Brock Lesnar esulta, indiavolato, sembra quasi incredulo. A terra, alle sue spalle, The Phenom, The Undertaker, la storia del wrestling moderno e passato. Da Hulk Hogan a John Cena, passando per The Rock, li ha affrontati tutti. Dal 1991, Wrestlemania VII, al 2013, Wrestlemania XXIX, non aveva mai perso nello showcase degli immortali, l’evento principale dell’anno. Mai, fino al 2014.

Il wrestling è uno sport-entertainment, basato su keyfabe e trame in cui heel (cattivi) e face (buoni) si sfidano tra le urla del pubblico. La finzione supera la realtà, la vita è scandita da un copione ben scritto (nella maggior parte dei casi). I tifosi lo sanno, una volta superati i 14 anni, ma lo amano ugualmente. Si ama Uomini e Donne, si può amare il wrestling. Risultati decisi e dolore reale, sempre rischiando tutto.



The Undertaker si alza, esce dal ring acciaccato, mentre il pubblico sembra non riuscire a credere ai propri occhi. Il mito, la striscia vincente ‘più incredibile dello sport americano’ è stata interrotta. 49 anni allora, 52 adesso. Una carriera giocata su poteri sovrannaturali, in un ruolo ibrido, a cavallo tra il bene e il male. Un attualissimo Caronte, sempre a cavallo della linea. Si pensava che sarebbe finita come le 21 volte precedenti, con il successo del becchino, contro ogni logica e invece…

E invece la WWE, in pieno stile americano, decide di sorprendere, riuscendoci. I vincenti sempre e comunque non piacciono, l’eroe deve cadere, alla fine, sotto i colpi del tempo e di un nemico più forte, per dare al futuro la possibilità di scrivere una nuova storia.

Minuti di sofferenza, in attesa di un guizzo vincente che non arriverà mai. Così come nell’ultima apparizione. Sconfitto da un nemico più giovane e più forte. La pelle venduta cara, ma il risultato e il tempo che lo condannano sembrano voler dire: ‘amico, tu sarai forte, ma io lo sono di più’. L’uscita teatrale dal ring, l’ultima camminata sulla rampa. Cappello e impermeabile neri lasciati indietro. È tempo di voltare pagina. È il tempo di mollare la maschera.

Sarà tutto finto, sarà tutto deciso, ma resta comunque una bella storia. 52 anni e la passione per il proprio lavoro. Fino alla fine.

Amore e odio, naturale e sovrannaturale, realtà e finzione. Tutto in un personaggio che, dopo 30 anni, potrà finalmente ‘riposare in pace’.





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