mercoledì 20 settembre 2017
martedì 8 agosto 2017
Dialogo col campione: Sara Varone
Sara Varone è una Karateka e psicologa dello sport.
Sara Varone ha ottenuto numerosi titoli a livello nazionale e internazionale. Nel 2016 ha terminato l'attività agonistica e oggi insegna Karate e Krav Maga.
Ciao Sara, pratichi Karate da più di 20 anni e hai vinto titoli a livello mondiale e nazionale. Quali credi siano le caratteristiche mentali che contraddistinguono un atleta in questo settore?
Sara Varone ha ottenuto numerosi titoli a livello nazionale e internazionale. Nel 2016 ha terminato l'attività agonistica e oggi insegna Karate e Krav Maga.
Ciao Sara, pratichi Karate da più di 20 anni e hai vinto titoli a livello mondiale e nazionale. Quali credi siano le caratteristiche mentali che contraddistinguono un atleta in questo settore?
Ho vissuto tutte le mie fasi di vita insieme al Karate. Pratico da quando avevo 5 anni, quindi dal 1995. In ogni momento della mia pratica mi sono accorta che ci sono aspetti mentali che contraddisguono un Karateka.
Uno di questi è la concentrazione. Il Karate è fatto da tecniche di una certa difficoltà, a livello motorio e coordinativo. Sono movimenti che non si fanno tutti i giorni. Se non sei in grado di mantenere l'attenzione, apprendere diventa molto difficile.
Uno di questi è la concentrazione. Il Karate è fatto da tecniche di una certa difficoltà, a livello motorio e coordinativo. Sono movimenti che non si fanno tutti i giorni. Se non sei in grado di mantenere l'attenzione, apprendere diventa molto difficile.
Altro aspetto importante è il saper tenere duro. Questa risorsa si situa a metà strada tra l'automotivazione e la resilienza. Solo se sai tenere duro sei in grado di uscire da situazioni svantaggiose. Questo vale durante il combattimento in palestra, che si chiama Dojo, sia in situazioni esterne. Il Karate, a differenza di altri sport, può essere applicato anche in situazioni di vita, vista la sua efficacia in termini di difesa personale.
Altra dote mentale fondamentale riguarda la capacità di gestire la propria emotività: in gara, allenamento e in termini di difesa personale.
venerdì 28 luglio 2017
Perchè spegnere il cervello in gara
Questo post non è un vero e proprio articolo, ma solo una riflessione basata su un dato che ho scovato in un libro che sto leggendo. Il libro si intitola "Primo non nuocere. Storie di vita, morte e neurochirurgia" ed è stato scritto da Henry Marsh un neurochirurgo inglese con una formazione universitaria eterogenea. Oltre ad una laurea in medicina, ha studiato: filosofia, scienze politiche ed economia.
La professione del neurochirurgo consiste spesso nell'operare pazienti a cranio aperto e nell'asportare tumori. Nel libro, bellissimo e che consiglio vivamente di leggere, spesso l'accento viene posto su un dato: "il 25% del sangue che il cuore pompa ogni minuto viene diretto al cervello".
Questo dato spiega l'attenzione particolare che ogni neurochirurgo deve porre nel non recidere una vena cerebrale. Cosa può però dirci rispetto l'attività sportiva? Secondo me molto.
martedì 25 luglio 2017
Chris Paul, il dolore nelle mani
I vincenti si vedono alla partenza.
‘C’era una volta in America’ non è solo il titolo di un film da cui la nostra
citazione è stata tratta, ma anche l’inizio di una favola ambientata negli
Stati Uniti di qualche anno fa.
15 Novembre 2002, mentre in Italia si spegneva Frate Indovino, dall’altra parte
dell’oceano Atlantico un sessantunenne vedeva la vita sfuggirgli tra le mani,
mentre rimaneva appoggiato a un albero in rivoli di sangue rosso. Nathaniel
Jones era a terra, in un parco, mentre non molto distante il nipote Chris si
preparava a una partita di basket liceale. Un fulmine a ciel sereno. Una vita
spezzata da un gruppo di ragazzi coetanei del nipote.
lunedì 24 luglio 2017
Dialogo col campione: Domenico Illuzzi
Domenico Illuzzi è un giocatore di Hockey su pista.
Vincitore dello scudetto con Lodi nella stagione 2016/2017 è uno dei pilastri della nazionale italiana con cui ha conquistato un titolo europeo nel 2014 e un secondo posto europeo nel 2016.
Vincitore dello scudetto con Lodi nella stagione 2016/2017 è uno dei pilastri della nazionale italiana con cui ha conquistato un titolo europeo nel 2014 e un secondo posto europeo nel 2016.
Ciao Domenico, se
dovessi suddividere il successo sportivo in allenamento, doti
atletiche e testa, quali sarebbero le percentuali? Puoi spiegarmi la
tua scelta?
Secondo me le doti atletiche contano per il 40%, l'allenamento il 30% e la testa per il 30%. Le doti atletiche sono alla base del successo. L'allenamento è fondamentale, ma non basta per vincere. La testa gioca un ruolo fondamentale soprattutto nel saper fare la cosa giusta al momento giusto.
martedì 18 luglio 2017
La guerra di Contador: testa, cuore e fantasia
Rientrare alle corse dopo quasi un anno di inattività non è
semplice, ma se ti chiami Alberto Contador e hai contribuito a scrivere la
storia del ciclismo questa difficoltà appare meno insormontabile. Era il 2012, quando
nella diciassettesima tappa della sessantasettesima edizione della Vuelta
Espana il madrileno ha mostrato al mondo di che pasta fosse fatto.
Che fosse un campione era fuori discussione, Vuelta, Giro e
Tour erano già nel suo palmarès, ma dopo la controversa squalifica nessuno si
sentiva più di scommettere su di lui. L’anno fermo, il morale basso per la
revoca di un Tour e un Giro d’Italia, quest’ultimo vinto dominando, e una
coppia di spagnoli tirati a lucido, Valverde e Rodriguez, sembravano ostacoli
troppo ardui da superare. Perfino per lui, abituato a soffrire, dopo aver
combattuto contro un aneurisma cerebrale che, nel 2004, sembrava avergli
compromesso vita e carriera.
sabato 15 luglio 2017
Dormire al meglio la notte prima di una competizione. Come fare?
Un allenamento metodico e di buona qualità non è sufficiente per arrivare nella migliore condizione fisica alla data di competizione. Un tassello fondamentale consiste nel riuscire a godere di una notte ristoratrice e nel dormire un numero sufficiente di ore la notte precedente.
Vista la possibile tensione pre-gara potrebbe però essere complicato addormentarsi. L'abitudine a competere sicuramente aiuta a normalizzare l'aspetto situazionale, ma può permanere una tensione di fondo legata ad aspettative, desideri e possibili insicurezze. Accedere al mondo di Morfeo può quindi non essere il compito più semplice al mondo.
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