lunedì 20 giugno 2016

SportivaMente - Fulvio Massa

Fulvio Massa da anni si occupa di riabilitazione funzionale, fisioterapia sportiva e preparazione di atleti sia professionisti che amatoriali di varie discipline sportive.

Oltre ad essere autore dell'unico manuale italiano di Trail Running, Fulvio Massa dal 2003 collabora alla rivista 'Correre' con la quale ha pubblicato diversi articoli relativi alla pratica sportiva del trail.







Ciao Fulvio, sei un preparatore esperto e hai esperienza sia nel settore dell'allenamento, del recupero e della cura. Nel pianificare un programma di allenamento annuale quali credi siano le fasi più delicate dal punto di vista mentale per un atleta? Allenamenti, pre-gara, gara, post-gara, gestione di una sconfitta, di una vittoria o altro?

Le risposte che posso darti sono quattro. Una fase estremamente delicata riguarda la macro-sezione di inizio anno, quando, nel periodo autunnale, ci si siede, e a tavolino, si determinano gli obiettivi della stagione futura. Secondo me la scelta delle gare “obiettivo” è il momento più delicato per un atleta. Le gare devono essere stimolanti, da un lato, ma perseguibili, dall'altro.
Solo se una gara è sufficientemente motivante dal punto di vista di cuore e testa, può permetterti di costruire il percorso mentale e motivazionale che ti aiuta a sostenere i carichi di lavoro stressanti, in grado, poi, di permetterti di raggiungere il tuo obiettivo prefissato. Dall'altro lato, se la gara obiettivo è troppo altisonante o estrema, in confronto ai tuoi obiettivi, l'atleta di elite finirà poi per sperimentare una forte frustrazione. Quando ti poni una gara obiettivo in cui arrivi 12esimo e hai undici atleti davanti a te senti di aver fallito la tua programmazione. Se da una gara obiettivo porti a casa un podio, gara, dopo gara, si costruisce la tua autostima e questa ti aiuta a superare sempre meglio le difficoltà che si presentano nel corso dell'annata
Saper scegliere con competenza le gare è un momento delicato, che influenza il futuro per quella stagione. Da questo processo di scelta conseguiranno poi tutte le micro-situazioni con cui si andrà a confrontare durante la stagione. Capita così anche per un normale lavoratore, che ha la necessità di comprendere quali saranno nella sua “stagione” lavorativa i suoi obiettivi professionali.
La seconda fase particolarmente delicata è il periodo del Tapering, il momento in cui la gara si avvicina. Parlo degli ultimi 7 giorni prima di una competizione. Questo è un momento molto delicato dal punto di vista mentale, perchè si sommano una molteplicità di dubbi e ansie.
Ogni atleta, indipendentemente che il suo livello sia alto, medio o basso, in questa fase è assalito da molte incertezze. Un atleta spesso nell'ultima settimana si domanda se è preparato a sufficienza e se è meglio allenarsi ulteriormente o se riposare, per evitare di arrivare stanco alla data di gara. Questa fase proprio perchè molto delicata richiede un buon livello di feeling tra allenatore ed atleta.
Non esiste una ricetta prefissata, una standardizzazione, che definisca il periodo di Tapering, il periodo di scarico pre-gara. Secondo me questo è il momento che più da adito a incertezze e insicurezze da parte dell'atleta.
Il terzo momento è la gestione dell'insuccesso. L'insuccesso va sempre analizzato con razionalità, calma e auto-critica. L'insuccesso, se analizzato proficuamente, può far nascere una volontà di rivincita e di reazione da parte dell'atleta. Se non affrontato adeguatamente può invece portare ad una fase di debacle, trascinando in down psico-fisico l'atleta. 
La quarta fase di attenzione riguarda la gestione dell'infortunio. Oltre ad essere allenatore, mi occupo soprattutto di riabilitazione sportiva e da questo punto di vista vengono in cura nel mio Centro molti atleti non allenati direttamente da me. La fase dell'infortunio rappresenta per l'atleta un momento di alta importanza emozionale. Una piccola parte del suo corpo si infortuna, ed anche se si tratta di traumi di scarsa rilevanza patologica, ecco che il giocattolo si rompe e di colpo si infrangono aspettative e sogni, e c'è la impossibilità di esprimere le energie in funzione degli allenamenti e gare. E' forse il momento in cui la mia figura diventa veramente rilevante per l'atleta, di qualsiasi livello, ma ancora più per l'atleta di elite che fa dello sport competitivo il suo stile di vita. Per lui è un momento di incertezza, di paura e ha veramente necessità di una guida che lo conduca verso la ottimale gestione del recupero, dettando modi e tempi e fornendogli sicurezza e affidabilità.
Tra atleti elite e normali amatori, nella tua esperienza, esistono differenze unicamente sotto il profilo atletico o anche di natura mentale?

Un aspetto sul quale non ci possono essere dubbi è che esistono differenze di motore, tra atleti elite e amatori. Se non hai il motore non puoi essere un atleta elite, perchè il motore è il motore! Oltre a questo credo esistano anche importantissime differenze sotto il profilo mentale. In uno sport d'endurance come il trail, se non hai le capacità mentali per gestire un durissimo percorso d'allenamento, non riuscirai a conseguire i tuoi obiettivi.
Allenando anche atleti di medio livello, mi accorgo che questi possono fare un salto di qualità semplicemente prendendo consapevolezza che quello raggiunto fino a quel momento non è il loro limite, ma è solo il 70% del loro potenziale. Spesso atleti di medio o basso livello non hanno la capacità di sapersi spremere al massimo.

Sei l'autore dell'unico manuale esistente per il trail-running in Italia. Quali pensi siano le qualità mentali e caratteriali del forte atleta di trail?

Partendo dal presupposto che il Trail è una disciplina di estrema durezza, una capacità estremamente importante consiste nel sapersi dare degli obiettivi e nel volerli conseguire. La spinta motivazionale è fondamentale! Questa è lo stimolo che spinge l'atleta a fare tutto il resto.
La motivazione è l'elemento che regge il percorso di allenamento. I mezzi attraverso i quali riuscire a far fruttare gli effetti della motivazione sono: la tenacia, la capacità e la resilienza. Queste sono capacità in grado di sostenerti nel processo di raggiungimento dell'obiettivo, che ti sei proposto e verso il quale, la motivazione, ti spinge.

In un programma di allenamento sei solito inserire anche esercizi che coprono il lato mentale o preferisci concentrarti unicamente sulla parte atletica?

All'interno della mia esperienza ho trovato alcune difficoltà nel proporre, ad atleti già di alto livello, esercizi prettamente di natura mentale. Questo forse per incapacità mia o forse perchè ognuno di loro esprime già in un certo modo le proprie capacità.
Per questa ragione, normalmente preferisco non dividere allenamento mentale e fisico. Sono solito inserire nella preparazione dei blocchi di lavoro, volutamente organizzati e strutturati in modo tale da provocare un elemento stressogeno nell'atleta. L'evento stressogeno va a toccare sia la componente fisica, sia la componente mentale. Queste sono le situazioni da cui ho colto le maggiori soddisfazioni, perchè non vai a staccare la parte mentale da quella fisica. Se ci pensi, in gara o in allenamento mente e corpo non sono mai separate.
Il blocco di allenamento, se ben strutturato, ti permette di lavorare sia sulla parte atletica, sia rispetto alla gestione mentale delle difficoltà fisiche.

Cosa intendi per blocco di allenamento?

Per blocco di allenamento intendo da 5 a 10 allenamenti successivi, che coprono altrettanti giorni di lavoro.

Un preparatore deve essere sicuramente molto competente dal punto di vista tecnico. Credi ci siano delle competenze umani e caratteriali che possano contraddistinguerlo positivamente?

In questo caso, anche se possono sembrare sinonimi, dividerei la figura di preparatore atletico e di coach.
Un buon preparatore atletico deve essere competente dal punto di vista teorico, nozionistico ed esperienziale. Un buon coach, oltre a questi aspetti, deve anche saper interagire con l'atleta in nella sua completezza. Un coach capace di lavorare sull'interezza dell'atleta, diventa un mentore, una sorta di guida, e ha la possibilità di trarre dagli atleti il massimo delle loro potenzialità.
Un preparatore atletico ha la possibilità di affinare le proprie competenze, attraverso lo studio. Il carisma richiesto ad un coach non può, invece, essere appreso. Non bastano i libri e i titoli non sono sufficienti. Il carisma di un coach, in tutte le discipline, è però fondamentale. Questo è la leva che permette di spremere al massimo un atleta, facendolo esprimere al massimo delle sue potenzialità.

Da cosa posso riconoscere un coach carismatico?

Ogni condottiero, che guida un esercito, emana ed ha intorno a sé un'aurea percepibile. Accade così anche per un allenatore che riesce a farsi seguire da 15 giocatori.
Non è una questione di attestati di studio. E' una questione di pelle! Sono imprinting caratteriali e fisici che un condottiero ha nel proprio bagaglio.

Anche se potresti essere di parte, secondo te nella costruzione di un successo quanto contano in termini percentuali: talento naturale, testa e allenamento?

Se parliamo di sport di situazione, sport di breve durata, con una grande componente tecnica, ti rispondo che il talento copre la quasi totalità. In uno sport come il Trail Running, sport di lunga durata, di alta intensità e di grande spirito di sacrificio, posso dire che la testa e l'allenamento sono più che sufficienti per costruire un ottimo trailer. Quando questo trailer ha anche il talento, allora stiamo parlando di un campione.

Quindi testa e allenamento contano parecchio nel Trail?

Dal mio punto di vista testa e allenamento costruiscono un ottimo trailer. Quando a questi due aspetti associ anche il talento, allora hai un campione.

C'è qualcosa di cui non abbiamo parlato in precedenza, che ti piacerebbe approfondire?

Credo che il Trail Running, per tutti i motivi di cui abbiamo parlato in precedenza, sia uno sport estremamente complesso. Molto più complesso della corsa su strada o in pista. Nel Trail Running si creano situazioni contingenti, che devono essere via via analizzate.
Un atleta deve essere capace di interpretare situazioni sempre nuove e variabili. Non esiste monotonia in preparazione, come nello svolgimento di una gara di Trail. La variabilità di questo sport richiede di avere costantemente il cervello in fase “on”. La caratteristica dote di abnegazione, tipica di tutti gli sport di durata, nel Trail non è sufficiente.
Se consideriamo una 24 ore su strada troviamo il bisogno di una forte spinta motivazionale, la capacità di fare sacrifici, di saper soffrire, la necessità di essere tenaci e caparbi, ma stiamo parlando di una corsa da mulo con una carota posta davanti. In una gara di Trail da 20 ore questi aspetti sono necessari. Le condizioni di sofferenza, abnegazione, caparbietà e tenacia sono le medesime, ma al tuo cervello è richiesto di ragionare per tutta la durata della competizione.
Per diventare un buon Trailer è sia importante creare un'esperienza personale, ma è altrettanto importante saperti confrontare con gli altri ed il saper sviluppare una cultura attraverso la lettura. Questo ti permette di utilizzare la tua testa nella maniera migliore. Puoi anche avere un ottimo motore, un ottimo talento, ma se non sai gestirlo e non ti sai gestire, vanifichi quanto fatto e non raccogli quello che potresti raccogliere.

Mi stai dicendo che una importante caratteristica per il trailer è l'adattabilità e la flessibilità ai diversi contesti e alle diverse situazioni che una gara presenta?

Si, è indispensabile.


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