lunedì 6 giugno 2016

Dialogo col campione - Laura Besseghini

Laura Besseghini è un'atleta italiana specializzata nello scialpinismo.

Vincitrice di alcune importanti competizioni, tra cui spicca anche il trofeo Mezzalama, riesce a dare il meglio di sè gareggiando in coppia.











Ciao Laura, ti rivolgi spesso a gare di coppia. Secondo te quali sono gli indicatori, visti da fuori, che permettono di cogliere che in un team c'è un buon affiatamento?

Premetto che adoro prendere parte a gara a coppie, il rapporto che si va a creare è qualcosa di speciale. Ad oggi, mantengo delle bellissime amicizie con le persone con cui ho partecipato.
Tornando alla domanda, una coppia vista dall'esterno, secondo me, funziona quando non si vedono distacchi, i due procedono dello stesso passo e si arriva al traguardo assieme. Questi aspetti sono secondo me sinonimo di un buon funzionamento della coppia. Capita, in gara, di assistere ad un compagno che va avanti di 30 metri, per dimostrare chissà cosa. Trovo queste situazioni abbastanza tristi, oltre ad essere sintomo di una coppia che funziona poco. Lo spirito dello scialpinismo consiste anche nell'aiutarsi nel momento del bisogno o nel fronteggiare una crisi in una gara lunga, che sempre capita. Avere un rapporto profondo, quasi di amicizia, diventa un fattore importante nel favorire l'aiuto reciproco.

Secondo te è possibile che una coppia dove i rapporti personali sono tesi, funzioni bene in gara?

Anche se a me non è mai capitato, penso sia possibile. Ci sono coppie che in gara fanno cose strepitose, ma passato il traguardo non si rivolgono la parola.
Dobbiamo però distinguere lo scialpinismo fatto professionalmente e quello praticato a livello amatoriale. A livello professionale, e in nazionale, si cerca di formare la squadra migliore, senza considerare la bontà del rapporto umano. A livello amatoriale il piacere deriva dal passare una giornata con una persona con cui stai bene.
Per me lo scialpinismo non essendo mai stato un lavoro, ma una scusa per girare la domenica, voglio perciò condividerlo con persone con cui sto bene.

Come indicato da facebook, hai studiato Interior Architecture Design. Credi che nello sci alpinismo ci sia una componente estetica e una componente artistica?

Noi donne a livello estetico siamo sempre molto attente a tutto ciò che è bello. Può essere la tutina alla moda o lo sci particolare. Nello scialpinismo, però, si pensa prevalentemente al peso. Lo sci può essere anche brutto, ma se pesa poco va più che bene. Nel freeride credo ci sia una ricerca maggiore degli aspetti estetici legati all'attrezzatura.

Credi che alcune capacità mentali maturate durante il percorso universitario ti abbiano aiutato come atleta e viceversa?

Ho iniziato a praticare sport fin da piccola, inizialmente con i miei genitori che avevano una passione per la montagna e per l'alpinismo. Stare a Milano è stata per me una sofferenza e credo che ciò che mi ha aiutato a stringere i denti e ad andare avanti sia stata la mia cocciutaggine maturata negli anni in cui andavo in montagna. In quelle situazioni ho imparato a fare fatica, a stringere i denti, portando a casa l'obiettivo.
Viceversa il terminare l'università, raggiungendo l'obiettivo che mi ero prefissata, può essere sempre legato al mio essere cocciuta. Questa caratteristica mi porta a terminare le gare anche se sono devastata, mi porta ad arrivare in cima alla montagna anche se il tempo atmosferico non è favorevole e credo questo aspetto faccia proprio parte del mio carattere.

Oltre alla cocciutaggine, quali sono le componenti caratteriali che ti definiscono come sportiva?

Concependo l'ambiente gare soprattutto come un luogo per condividere tempo con persone con cui sto bene e con cui condivido un'amicizia, penso di saper creare una buona sinergia e solidarietà.
Questo aspetto mi ha aiutato molto ed è ancora oggi uno stimolo che mi permette di gareggiare. Se una gara fosse individuale, testa bassa e faticare, per me sarebbe molto più difficile.
Inoltre amo anche soffrire. Lo scialpinismo è bello, ma richiede anche di saper soffrire, perchè si prende molto freddo ed io lo soffro particolarmente alle mani. Sarò forse masochista, ma a me piace e credo faccia parte del mio carattere. Se non amassi questo aspetto dello scialpinismo credo avrei già mollato. Sono anche un'appassionata di montagna, non saprei farne a meno. La montagna fa parte del mio essere.

Hai una famiglia, un lavoro e sei una sportiva di successo. Quali credi siano le componenti caratteriali che uno sportivo deve coltivare per riuscire a mettere insieme pezzi diversi della propria vita?

Tanta organizzazione e avere principalmente una famiglia che ti supporta e che ti sopporta. Per me la competizione è da sempre stata una scusa per staccare da quella che è la mia vita quotidiana e per viaggiare, ritagliando del tempo per me stessa. In settimana tra impegni di vita, lavorativi e famigliari si fa fatica, ma con la scusa delle gare posso ritagliarmi del tempo per uscire di casa o dall'ufficio.
Credo che in campo agonistico si tenda spesso a dimenticare le priorità di vita. Per me vengono prima di tutto i ragazzi, ormai non più bambini, e mio marito. Se c'è ancora tempo ci si può dedicare anche ad altro e lo si apprezza decisamente di più. Non credo ci sia la necessità di dimostrare a qualcuno il proprio valore, quindi i risultati sportivi vanno presi per quello che sono. Non essendo una professionista prima di tutto ci deve essere il divertimento. Quando questo viene a mancare perde di senso anche la partecipazione alle gare.
Se si tengono in considerazione tutti questi aspetti è possibile avere una visione più aperta, che non si limita alle gare e ai risultati. Quando si fa sport servono le giuste priorità.

Sei nata e residente in montagna, come molti atleti e atlete che si rivolgono a sport di montagna. Credi questa sia una caratteristica imprescindibile per ottenere ottimi risultati o possa esistere il caso “Pantani”, atleta di mare nato per i pendii montani?

La predisposizione ci può essere indipendentemente da dove si vive, ma se vuoi partecipare a gare di scialpinismo credo sia essenziale stare a contatto con la materia prima, la neve. Allenarsi a secco non basta, la discesa è diventata molto selettiva e serve un allenamento specifico per riuscire a rimanere al passo.
Penso sia inoltre importante avere dimestichezza con la montagna, con il mettere i ramponi, con la discesa fuori pista, con le creste. Credo che se una persona vuole fare gare di scialpinismo deve essere preparato su più punti. Lo scialpinismo non è unicamente salire e scendere dalle piste.
Stare a contatto con la montagna credo sia un aspetto essenziale per ottenere qualche risultato in gara. Se poi uno si allena in settimana in pianura e riesce a ritagliarsi in tutti i week end del tempo in montagna comunque ce la può fare.

Una domanda che abbiamo rivolto a molte sportive: credi ci siano degli aspetti mentali che differenziano donne uomini nello sport? Credi ci siano alcuni elementi che avvantaggiano le donne?

Se c'è un aspetto che può avvantaggiare noi donne che pratichiamo scialpinismo è che siamo “zuccone”. Quelle poche atlete che praticano scialpinismo devono avere più “palle” di un uomo, perchè è uno sport di fatica, dove si soffre il freddo, in cui ci sono componenti di impegno che un uomo tendenzialmente sopporta meglio.
Un uomo forse è avvantaggiato dal punto di vista fisico, mentre una donna è avvantaggiata dal punto di vista mentale. Ho visto uomini ritirarsi per delle fiacche sui piedi, mentre non ho mai visto donne ritirarsi per delle fiacche sui piedi. Ho visto donne concludere gare con piedi molto conciati. Questa è una riflessione maturata dall'esperienza.

Visto che fisicamente abbiamo le nostre pecche, l'unico vantaggio è legato alla testa che è particolarmente cocciuta. Sappiamo stringere di più i denti. La fatica è tanta, fa freddo e forse abbiamo la capacità di sopportarla meglio.

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