lunedì 26 settembre 2016

Dialogo col campione: Marco Zanchi

Marco Zanchi è un runner specializzato nei Trail e nelle ultradistanze.

Marco Zanchi sta vivendo una stagione agonistica eccezionale, coronata dalle prestazioni alla Lavaredo Ultra Trail e all'Ultra Trail du Mont Blanc.

Attualmente Marco Zanchi è in sesta posizione nell'Ultra Trail World Tour Rankings, oltre ad essere primo italiano in classifica






Dal punto di vista mentale credi ci siano delle caratteristiche che differenziano l'ultratrailer elite dal normale amatore? Se si quali?

Secondo me, no. Gli aspetti mentali, la capacità di resistere alla fatica e la motivazione credo siano indipendenti dalla velocità con cui un atleta conclude una gara. Questi elementi ognuno va a cercali dentro di sé. Non importa che tu sia un top runner, un elite o un tapascione.
A livello mentale credo che l'impegno richiesto da una gara sia sempre il medesimo e così vale anche per la capacità di reagire in situazioni delicate. Anzi, secondo me è più frequente che molli di testa un atleta d'elite quando percepisce di non essere in grado di competere con i propri rivali. Queste condizioni rendono più fragile l'atleta elite. Un amatore ha come unico scopo terminare la gara e il suo rivale è il traguardo e questo, forse, lo rende più forte.

venerdì 23 settembre 2016

Le strategie di self-handiccaping nello sport

Poco prima di una competizione vi è mai capitato sentire un atleta presentarsi dicendo "in questo periodo mi sto allenando poco e male?", "sono sotto antibiotici, non sono stato molto bene negli ultimi giorni", "non sono molto riposato, mio figlio non mi sta proprio facendo dormire"? Se la risposta è si sapete di cosa si tratta il self-handicapping.

Berglas e Jones (1978) furono i primi ricercatori a parlare di self-handicapping, definendolo una strategia di presentazione volta alla protezione del sè e della propria autostima. Secondo questi autori, grazie al self-handicapping una persona crea, a monte, le condizioni per poter imputare un possibile fallimento o insuccesso a cause esterne o un possibile successo a cause interne. 

giovedì 22 settembre 2016

Libreria dello sport: Stefano Ruzza - Fortefragile

Per questa settimana proponiamo in modo leggermente anomalo il consiglio letterario.
Uno dei co-autori del blog di Psiche&Sport, Stefano Ruzza, ha scritto un romanzo, "Fortefragile", incentrato su sport e doping, con i risvolti personali e psicologici di uno sportivo di alto livello in costante lotta contro i propri demoni e gli avversari.
Il romanzo, scritto sotto forma di finta autobiografia, racconta la storia di Marco Ferri, ex ciclista, che a seguito di alcune vicende cede alla tentazione del doping. Dopo essere stato trovato positivo ad un test e aver attraversato un periodo difficile, cerca riscatto nuovamente nello sport. Il tutto per arrivare ad uno scopo finale.

ECCO I LINK PER ACQUISTARE IL ROMANZO:

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mercoledì 21 settembre 2016

Musica in Movimento: The Who - My Generation

È in Tour in questo periodo uno dei gruppi storici della storia del rock, che non credo di esagerare dicendo si giochi il podio dietro solo a Beatles e Rolling Stones: sto parlando degli Who (o The Who, per essere più precisi). Non ho mai amato particolarmente le esibizioni rockettare di 70enni, specialmente quando si tratta di reunion con 2 soli superstiti su 4, ma se parliamo del gruppo e della sua musica, bè, gli Who continuo ad amarli.

La loro influenza nella storia della musica è stata decisiva: dal primo concept-album "Tommy" (più o meno primo, ma diciamo il primo sotto forma di opera rock), al manifesto Mod di "Quadrophenia", attraverso esibizioni incendiarie e che hanno ispirato non poco (di sicuro anticipato) il punk anni '70. Nel consigliare un album per accompagnare allenamenti o gare, opto per il loro album di esordio, "My Generation", del 1965. Certo, quella generation non era quella di ora, ma in quanti continuano ad identificarsi in quella, di generazione, piuttosto che nelle ultime...

martedì 20 settembre 2016

Federica Pellegrini: il ritiro può attendere, la storia no


Ci sono storie scritte e storie in corso di svolgimento, medaglie vinte e record ancora da stabilire, nuotando o correndo, pedalando o calciando. Il tempo alle spalle o di fronte. 
Nessun appuntamento col passato oggi, ‘solo’ uno sguardo verso il futuro.
Da Rio 2016 a Tokyo 2020. 4 anni per rinascere.
Quando a 16 anni, con il Tempio di Zeus che incornicia il tuo volto, sconvolgi il mondo guadagnandoti con il sudore una medaglia d’argento olimpica, è evidente che scrivere la storia sia nel tuo destino, nel tuo sangue, incisa a fuoco in una bracciata. 
Medaglie, soddisfazioni, cambi di allenatori, le delusioni, gli alti e bassi di una vita trascorsa a caccia dell’oro.

lunedì 19 settembre 2016

Dialogo col campione: Mauro Gianetti

Tra le tue vittorie più importanti sono senza dubbio una Amstel Gold Race e una Liegi Baston Liegi. Essere un corridore predisposto per corse di un giorno implica riuscire ad essere pronto proprio per quell'appuntamento. Credi ci siano degli aspetti caratteriali che contraddistinguono un corridore per le classiche?

Credo che il merito sia legato soprattutto all'aspetto fisico. Tu in un giorno riesci a dare molto di più, ma se dovessi ripetere il medesimo sforzo su più giorni, il corpo non saprebbe recuperare. Chiaramente poi c'è anche la parte mentale. Dopo esserti preparato per mesi, per giocarti tutto in poche ore, il corridore da corse di un giorno riesce a stare spesso fuori soglia, più di quanto facciano altri corridori.
L'aspetto mentale rientra nella capacità di giocarti tutto in quelle due/tre corse, dopo esserti preparato per tutto l'inverno. Per me queste corse erano la Amstel, la Freccia e la Liegi, che cadevano tutte in una settimana. Lo stress connesso all'avvicinamento di queste corse, in cui ti giochi tutto, va gestito e bisogna saper imparare a gestirlo.

venerdì 16 settembre 2016

Atleta stressato? Ecco i sintomi

Più volte all'interno di questo blog abbiamo trattato il tema dello stress, collegandolo al mondo sportivo. Abbiamo scoperto come lo stress possa essere  uno strumento importante per ottenere ottimi risultati prestazionali, ma, se mal gestito, può sfociare in un calo prestativo e in diverse patologie.

La sintomatologia stressogena può manifestarsi a livello fisico, psicologico e comportamentale. Le problematiche di natura fisica e comportamentale sono più facilmente rilevabili, mentre i sintomi psicologici non sono sempre evidenti. Importante, per un'identificazione efficace, è conoscere il quadro clinico-sintomatologico.