sabato 4 novembre 2017

Cosa fanno i nuovi manager? Corrono!

Sono un giovane professionista di 35 e da più di 10 anni sono ormai nel mercato del lavoro.
Ho avuto la sfortuna di uscire dall'università in un periodo storico di profonda trasformazione. Il 2005 ha visto l'avvento della crisi economica, che è cresciuta fino ad esplodere nel 2008 e che tutt'oggi fa sentire la sua presenza. 

Ho visto in questo periodo il mondo del lavoro modificarsi fin nelle sue più profonde fondamenta e con lui i desideri e le aspettative dei giovani che guardano al futuro. L'idea del posto fisso, di un contratto a tempo indeterminato, della sicurezza, della stabilità, della continuità, della progettualità, sono state spazzate via da un lavoro sempre più frammentato e da una precarietà ontologica.
Anche nell'ipotesi di un contratto a lungo respiro la formazione e la crescita continua minano la possibilità di non mutare. Il lavoratore moderno è un lavoratore che deve saper mutare, crescere e mettersi continuamente in discussione.

domenica 29 ottobre 2017

Quando crolla la testa, crolla anche il corpo: Il Choking

La traduzione letterale del termine Choking significa "soffocamento". 

Ciò che viene soffocato sono il nostro talento e le nostre potenzialità. In una situazione di Choking si assiste ad un crollo repentino della prestazione e un deterioramento delle nostre capacità atletiche. Spesso si utilizza questo termine per spiegare crolli sportivi o fallimenti difficilmente prevedibili.

venerdì 13 ottobre 2017

Il riscaldamento mentale nel pre-gara

Esistono delle strategie per settare al meglio la mente nel periodo che immediatamente precede una competizione? La risposta è decisamente affermativa, ma può assumere forme differenti in relazione all'atleta che la pone. Molto utile a tale riguardo è comprendere il proprio motore mentale.
Non esiste una strategia che funzioni per tutti, ma esiste una strategia che funziona per me. Qualsiasi professionista proponga una tecnica "panacea" generica e generale è, a mio avviso, o poco competente o in mala fede. Il compito e la competenza di uno psicologo consiste nel comprendere il proprio interlocutore e nel fornire uno stimolo ad hoc relazionato ai suoi bisogni.
Quanto propongo nelle righe seguenti è di conseguenza solo uno spunto di riflessione e una possibilità da intraprendere, ma non un suggerimento valido per tutti. Se questa possa funzionare o meno dipende da una serie di variabili connesse alla personalità dell'atleta.

martedì 10 ottobre 2017

Dal Basso verso l'alto: il Paradiso dopo l'Inferno

3’27” da recuperare sui fuggitivi, quasi 7’ di ritardo dalla maglia rosa David Arroyo, discreto scalatore spagnolo primo in classifica grazie a una fuga bidone da 40 uomini sottovalutata nella tappa abruzzese. Tra di loro Evans, Cunego, Sastre, Scarponi e Nibali, 8 grandi giri vinti in totale. Tutti da abbattere per ritornare sul trono.14 tappe alle spalle, lo Zoncolan sotto i suoi pedali.

Ivan Basso il 23 Maggio 2010 era sull’orlo del baratro. Prima della controversa squalifica al termine dell’Operacion Puerto era considerato l’erede di Lance Armstrong. Sarebbe diventato l’uomo da battere una volta chiusa l’epopea del texano, l’indiscusso numero 1 del ciclismo italiano (almeno per quanto riguardava le corse a tappe). Un volo da iniziare, ma terminato subito con uno schianto sulla realtà della giustizia sportiva.
Ivan Basso era sull’orlo del baratro perché doveva dimostrare qualcosa a tutti, in primis a se stesso. Doveva dissipare i dubbi della gente, dimostrando a tutti di essere ancora quello di prima. Doveva dimostrare che i successi, i traguardi e le gioie ottenute negli anni non fossero frutto di aiuti, ma tutta farina del suo sacco. La sua carriera in un singolo Giro d’Italia. A 33 anni difficilmente avrebbe avuto più possibilità.

martedì 3 ottobre 2017

Peter Norman, l'eroe silenzioso

Tommie Smith e John Carlos sul podio di Città del Messico, nel 1968, con il pugno alzato, avvolto in un guanto nero, i piedi scalzi e il capo chino mentre nello stadio risuonava l’inno americano è, sicuramente, una delle immagini più forti del XX secolo. Un’immagine di protesta, di lotta, di giustizia. La lotta contro l’apartheid, la lotta contro un mondo che non li voleva lì.
Tommie e John scelsero di rischiare, mentre dietro le quinte il capodelegazione USA prometteva conseguenze. “Se ne pentiranno tutta la vita”, parole pesanti per un gesto fortissimo.



Ci sono proteste “rumorose” come quella dei due ragazzi afroamericani, ci sono proteste “silenziose”, come quelle di Peter Norman, il secondo classificato in quella gara storica. Peter non alzò il braccio, non si unì fisicamente al gesto dei due. Rimase immobile, con il capo alzato e la schiena dritta. Impassibile, ma non distaccato.

martedì 8 agosto 2017

Dialogo col campione: Sara Varone

Sara Varone è una Karateka e psicologa dello sport.

Sara Varone ha ottenuto numerosi titoli a livello nazionale e internazionale. Nel 2016 ha terminato l'attività agonistica e oggi insegna Karate e Krav Maga.











Ciao Sara, pratichi Karate da più di 20 anni e hai vinto titoli a livello mondiale e nazionale. Quali credi siano le caratteristiche mentali che contraddistinguono un atleta in questo settore?

Ho vissuto tutte le mie fasi di vita insieme al Karate. Pratico da quando avevo 5 anni, quindi dal 1995. In ogni momento della mia pratica mi sono accorta che ci sono aspetti mentali che contraddisguono un Karateka.
Uno di questi è la concentrazione. Il Karate è fatto da tecniche di una certa difficoltà, a livello motorio e coordinativo. Sono movimenti che non si fanno tutti i giorni. Se non sei in grado di mantenere l'attenzione, apprendere diventa molto difficile.
Altro aspetto importante è il saper tenere duro. Questa risorsa si situa a metà strada tra l'automotivazione e la resilienza. Solo se sai tenere duro sei in grado di uscire da situazioni svantaggiose. Questo vale durante il combattimento in palestra, che si chiama Dojo, sia in situazioni esterne. Il Karate, a differenza di altri sport, può essere applicato anche in situazioni di vita, vista la sua efficacia in termini di difesa personale.
Altra dote mentale fondamentale riguarda la capacità di gestire la propria emotività: in gara, allenamento e in termini di difesa personale.