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mercoledì 29 novembre 2017

Gli 11 punti da conoscere per correre con la mente

In questo articolo vorrei proporre alcune riflessioni che permettono di evidenziare come un risultato podistico si costruisce curando più aspetti, tra cui rientrano sia la preparazione fisica, che mentale. Nello specifico desidero concentrami sul secondo elemento. 

Negli ultimi due mesi e mezzo ho scelto di preparami per la Milano Half Marathon. La gara è stata caratterizzata da un forte vento contrario dal 10° al 15° km e da un passaggio di 2 km nel parco Sempione, che ha visibilmente rallentato il tempo. Chiudo in 1h23:19 e in 115° posizione su 4121 partenti.

Per alcuni questo può essere un risultato modesto, per altri ambizioso. Per me sicuramente un risultato non scontato soprattutto considerando la condizione di partenza a metà settembre.

Cosa fare quindi? Per rendere l'argomentazione più semplice ho scelto di presentarla per punti.

1) Conoscere il proprio motore mentale.
Come illustrato nel mio libro "Stress e Performance Atletica", ogni atleta ha uno specifico motore mentale. Esistono motori diesel, benzina, gpl e a funzionamento misto A e B. Ciò che li differenzia è la quantità di stress necessaria per rendere al meglio.
Una preparazione per essere cucita su misura deve partire da questa domanda: qual è il mio motore mentale? Solo se conosco il mio funzionamento potrò operare correttamente nelle fasi di preparazione, pre-gara, gara e recupero.
Questo è l'aspetto fondamentale. La qualità delle nostre performance è strettamente collegata al livello di stress. Ognuno di noi ha bisogno di una dose particolare e solo se inserisco il giusto carburante e nella giusta quantità il nostro motore può rendere al meglio.
Io gioco in casa. Ho sviluppato in prima persona il modello e sono uno psicologo. Conosco  quindi adeguatamente il mio funzionamento.
Io sono un Gpl e so che rendo al meglio con un livello di stress contenuto (io funziono così e tu?).

2) Analisi della situazione di partenza
Ho giocato a calcio fino ai 19 anni, poi fino ai 29 sono stato abbastanza sedentario. Negli ultimi 6 anni ho praticato attività aerobica principalmente andando in bici e correndo nei mesi invernali. Ho preso parte a qualche gara in questi 6 anni, ma senza essermi preparato con metodo e soprattutto con pochissimi lavori di qualità, che poco amo e che quasi mai svolgo. So che da ragazzo me la sono sempre cavata nelle campestri scolastiche e nelle granfondo ciclistiche arrivo generalmente nel primo 20% della classifica. 
Podisticamente ho alle spalle due mezze maratone corse nella mia città natale, Busto Arsizio. La prima fatta in relax nel 2015 e la seconda nel 2016 in 1h28:27 al meglio delle mie possibilità, dopo 2 mesi di allenamento e un mese precedente di inattività completa e qualche kg di troppo (agosto). Per completezza c'è stato anche 1h26:10 un mese fa a Gallarate nella gara di avvicinamento.
Perchè questa analisi? Seneca afferma che "non esiste vento favorevole per un marinaio senza porto". Potremmo riformularla così: non esiste vento favorevole per uno sportivo senza un obiettivo definito con cura.
Senza un'analisi delle situazione di partenza la scelta di un obiettivo rischia di essere o troppo esigente o poco motivante.

3) Scelta di un allenatore 
Collaborare con una persona più competente di me mi ha aiutato a ridurre possibili fattori di stress. Questo è accaduto perchè sapevo di potermi fidare ciecamente di Stefano Ruzza, per la sua notevole mole di esperienza come podista e perchè so che ha un ricco bagaglio di competenze maturate dalla lettura della bibliografia.
Sapevo inoltre che Stefano conosce il modello dei motori mentali e sa che se vengo posto sotto eccessiva tensione tendo a saltare. Questo lo ha aiutato a delineare un piano di allenamento su misura e definire un percorso di avvicinamento alla gara obiettivo a basso tasso di stress.
Stefano inoltre ha come dote l'essere molto flessibile. Avendo io un lavoro poco prevedibile, con giorni in cui mi è quasi impossibile allenarmi, sapevo che il piano di allenamento avrebbe richiesto diverse modifiche.
Inoltre Stefano è un allenatore con uno stile lasseiz faire. Mi piace interpretare quanto mi viene detto e non seguire mai alla lettera. Per queste ragioni sapevo che il mio motore mentale poteva funzionare al meglio con questo Coach.

4) Definizione degli obiettivi
Esistono obiettivi di risultato e di performance. Mi conosco e so che gli obiettivi di risultato generano in me forte stress, mentre quelli di risultato uno stress inferiore. Conoscendo il mio motore mentale ho quindi optato per definire un obiettivo di performance e non curarmi del risultato.
A fronte della mia storia sportiva e del mio livello di partenza, mi sono confrontato con il coach e abbiamo optato per puntare a 1h26. Nel corso della preparazione abbiamo ridefinito l'obiettivo in 2 momenti. Visti miglioramenti dei miei tempi siamo passati prima a 1h25 e poi a 1h24 che era l'obiettivo alla partenza della Milano Half Marathon. 

5) Allenamento mentale
Per ottimizzare le prestazioni è importante accedere ad uno stato di Flow, di flusso, in cui tutto riesce facile. Non tutti accediamo allo stato di Flow allo stesso modo. Alcuni di noi hanno bisogno di caricarsi, altri di rilassarsi (e torniamo all'importanza nel comprendere il proprio motore mentale). 
Io so che ho bisogno di rilassarmi ho quindi optato per utilizzare delle sessioni di Training Autogeno applicate alla corsa. Questa metodologia è simile al Mindful Running, ma con delle differenze sostanziali. Non so se esiste della biliografia specifica, perchè è una procedura "fatta in casa". 
Questa abilità l'ho sviluppata nel corso degli ultimi anni. Si impara in una decina di sedute, ma la si possiede solo se allenata con costanza. Nella prima fase di allenamento non l'ho utilizzata, per non dedicare troppo tempo allo sport. Con l'avvicinarsi della gara e il montare dello stress ho iniziato a introdurla nelle sedute di corsa lenta e prima di dormire.
Sottolineo il fatto che se un atleta non è un Gpl come me tale tecnica potrebbe portare a un decremento prestativo. Conoscersi è quindi fondamentale e i più grandi atleti che ho intervistato hanno in comune questo aspetto.

6) Allenamento
L'allenamento per me più stressante sono le sedute di qualità. Come già spiegato altrove gli infortuni accadono più frequentemente quando il livello di stress non viene monitorato. 
Malanni di stagione e una piccola contrattura sono arrivati sempre dopo queste sedute. All'avvicinarsi della gara obiettivo e con l'aumentare dello stress ad essa connesso, ho cercato di seguire le sedute di qualità pianificate, ma senza ammazzarmi se mi sentivo stanco o se saltavo qualche passaggio. 
Chiaro è che se una seduta è strutturata in un dato modo va fatta in un dato modo, ma io conosco il mio motore mentale e volevo evitare di andare in burnout o overtraining. Come filosofia ho quindi optato per puntare un pò più in basso, ma arrivarci piuttosto di puntare al mio massimo per poi saltare.
Come sempre quanto detto è valido perchè sono un Gpl, se siete un Diesel, un Benzina o un Ibrido non vale.

7) Organizzazione di vita
Sono un libero professionista. Alcuni giorni esco alle 6.30 di casa e torno alle 21. Alcuni giorni ho molte ore libere. Alcune settimane tengo un ritmo incessante e allenarmi e richiede doti da equilibrista, altre settimane sono molto libero.
La mia vita lavorativa è decisamente stressante. Lo sport vissuto in maniera metodica è uno stress ulteriore, per me. La domanda a cui dovevo rispondere è stata "come posso migliorare e allenarmi con una costanza e un metodo buono, senza esagerare?"
Mi sono allenato una media di 5 giorni a settimana. Per non caricare eccessivamente il livello di stress quando capitava la settimana con iper lavoro optavo per 4 allenamenti senza troppi patemi d'animo.
Come sempre quanto detto è valido solo per me. Non è detto che funzioni per altri, perchè ognuno ha un motore mentale differente.

8) Gestione alimentare
Mangiare bene fa andare più forti e questo è ovvio. Curare l'aspetto alimentare è però una fonte di stress e io ho bisogno di rimanere il più rilassato possibile. Ho scelto quindi di continuare a mangire senza curarmi della salute e concedermi anche diversi vizi (non fraintendetemi non ho una vita dissoluta).
Assurdo vero?! Lo è per molti, mentre per me è una fonte antistress necessaria. Io sono un Gpl. 

9) Settimana Pre-gara
L'avvicinarsi della gara obiettivo aumenta il livello di stress e il mio motore mentale va in automatico in difficoltà. Questo ha significato che la settimana prima della gara ho avuto tutta la muscolatura contratta e diversi problemi intestinali. Questi sintomi sono stati particolarmente inabilitanti la notte prima della gara.
Che fare? Mi conosco e questo basta. Con una prospettiva molto Zen sapevo sarebbe accaduto. Diciamo che non sono andato in ansia perchè avevo l'ansia. Questo mi ha aiutato a non fare in modo che raggiungesse livelli eccessivi.
Ci tengo a mettere in evidenza questo aspetto per mostrare come io non sia caratterizzato da una particolare tempra mentale (ho molte doti mentali, ma non gestisco bene la tensione). L'unico motivo per cui non sono saltato in questa situazione è perchè conosco il mio motore mentale e mi sono prefigurato le mie difficoltà.
Come gestire al meglio la settimana pre-gara dal punto di vista mentale? Dipende! Da cosa? Indovinate.... Dal motore mentale che vi contraddistingue!

10) Pre-Gara e Gara
Mi sono scaldato muscolarmente e ho fatto stretching. Camminando verso la griglia ho fatto Mindfulness e in griglia ho fatto Training Autogeno. In questi anni ho costruito delle immagini mentali che mi aiutino ad affrontare i momenti più difficili e le ho recuperate nei momenti di leggera crisi durante la corsa, attraverso tecniche di visualizzazione.
Negli ultimi km ho invece utilizzato un dialogo positivo, per ottenere un effetto Boost.
Voglio mostrare quanto la mente sia stata presente durante la gara, seppure non abbia quasi mai pensato concretamente. Credo l'unico pensiero sia stata una riflessione teorica inerente le modalità per facilitare lo stato di Flow in diverse situazioni di corsa, ma mi ha accompagnato per un paio di km, poi ho scelto di cacciarlo via.
Svuotare la mente non è semplice. Non mi riesce quasi mai, a meno che non mi prepari specificamente a svuotarla e lavori in modo finalizzato.

11) Conoscere se stessi
Non sono molto bravo a gestire la tensione, ma ho una spiccata grinta agonistica. So che la mia grinta non si sveglia sempre. La posso utilizzare solo in determinate occasioni. Quanto ho fatto è stato ricreare le condizioni per utilizzarla a pieno.
Utilizzarla nella prima meta di gara mi avrebbe portato fuori giri. Tutte le volte che bussava, l'ho fatta attendere. Gli ultimi 6 km quando ho sentito l'odore del traguardo l'ho fatta comparire sulla scena, introducendo anche il dialogo positivo.
Parlavo con me ad alta voce, incitavo i podisti che superavo. So che può essere un'arma a doppio taglio, ma come credo sia ovvio conoscendo se stessi le armi diventano strumenti. Impari ad afferrare il coltello dalla parte del manico e non dalla lama.

ARTICOLO A CURA DI:
Cesare Picco autore Stress e Performance Atletica
Psicologo/Psicoterapeuta e psicologo dello sport

lunedì 6 novembre 2017

New York City Marathon: onore all'Italia

Più di 3000 italiani al via della più grande e numerosa maratona al mondo. Tra le vie della grande mela una schiera di podisti ha tenuto alto il nome italiano. Tutti hanno sofferto, sudato, si sono divertiti e si sono conquistati il traguardo dei 42,195km.

Tra tutti i connazionali al via, alcuni più di altri hanno brillato. Sara Dossena nata a Clusone e residente a Gallarate ha messo la testa davanti al gruppo di testa, ha corso con intelligenza e consapevolezza e ha chiuso al 6° posto in 2h29:39.
Le telecamere si sono soffermate spesso su di lei e abbiamo potuto ammirare la sapienza nel gestire i rifornimenti. Spesso ha preso l'ultima borraccia disponibile evitando rischi di cadute e non spezzando il ritmo di corsa.

Francesco Puppi, guanzatese fresco vincitore del titolo mondiale di corsa in montagna sulle lunghe distanze, ha avuto l'onore di partire in prima fila e di rimanere in scia del gruppo di testa per il primo quarto di corsa. Chiude all'esordio in maratona come primo italiano, con il tempo di 2h25:35 e un 19° posto assoluto.

Massimiliano Milani responsabile marketing in una multinazionale chiude al 53° posto con il tempo di 2h33:15 e conquista la vittoria nella categoria MM45, ovvero dai 45 ai 49 anni di età. Partito dall'Italia nella giornata di sabato è a di ritorno dopo meno di 48 ore per dirigersi in Francia per lavoro.

Noi di Psichesport questi 3 campioni li abbiamo intervistati negli ultimi 2 anni. Non diteci che avete perso le loro interviste dove ci raccontano del loro approccio mentale allo sport! Se siete interessati basta cliccare sui loro nomi e potrete accedere alle loro interessanti interviste!




STRESS e PERFORMANCE ATLETICA

Edizioni: Psiconline
Autore: Cesare Picco - psicologo/psicoterapeuta e psicologo dello sport
Argomento: esistono 5 tipologie di motori mentali. Ognuno di essi ha bisogno e funziona al meglio con uno specifico livello di stress.
Conoscere il proprio motore mentale permette di comprendere cosa fare e come ottenere gli obiettivi sportivi che ci prefiggiamo.
Recensione: da The Running Pitt - sito di riferimento per podisti evoluti
Prezzo: 13,60 su Amazon
 





venerdì 17 giugno 2016

Meditazione e running: un trattamento per la depressione

In questi giorni imperversano sulle pagine di facebook dei contenuti in lingua inglese, che rimandano alla recensione di un recente articolo scientifico. Nella ricerca presentata nell'articolo si correla la riduzione della sintomatologia depressiva, alla pratica combinata di attività fisica e meditazione. I siti, di riferimento, che ricorrono in facebook sono i seguenti:


Per chi fosse interessato all'articolo integrale, può consultarlo al seguente link:


Il grosso pregio dei siti in lingua inglese consiste nel presentare contenuti altamente recenti ed interessanti, mentre il grosso difetto consiste nella bassa fruibilità, dato che non  tutti quanti non sono particolarmente avvezzi con l'inglese. Ho quindi deciso, di riportare quanto scritto in questi due siti, traducendolo in italiano.

lunedì 21 dicembre 2015

Dialogo col Campione: Alberto Cova

Alberto Cova è uno degli atleti rimasti nella storia dei 10.000 metri ed è un simbolo dell'atletica italiana.

Alberto Cova è ricordato soprattutto per la conquista della medaglia d'oro alle olimpiadi di Los Angeles 1984. 

Oltre a questo successo nel suo Palmares figurano anche: una medaglia d'oro mondiale, un oro europeo, un oro ai giochi del Mediterraneo e un argento agli europei indoor.








Una delle fatiche richieste a sportivi di primo livello consiste nella gestione della pressione e delle aspettative di tifosi e staff tecnico-atletico. Avevi delle strategie o delle routine di vita per affrontare questi aspetti?

Considerando che stiamo parlando di circa 30/35 anni fa, il sostegno psicologico agli atleti non era una pratica consolidata e sinceramente non avevo o seguivo tecniche particolari. La capacità di gestire la pressione e le emozioni a cui andavo incontro era data dalla mia quotidianità.
Credo di aver maturato questa abilità nel percorso che mi portava ad avvicinarmi all'obiettivo e nella mia crescita durante gli allenamenti. Il condividere le pressioni e le emozioni che questo percorso produceva, sia con lo staff tecnico, che con chi faceva parte della mia vita, credo mi facesse bene e mi desse l'idea che si stava costruendo un risultato di "gruppo". Condividere con altre persone questa strada rende un atleta consapevole di ciò che sta facendo e lo agevola nell'arrivare al meglio al grande evento. Condividere le emozioni e le difficoltà con gli altri fa in modo che la consapevolezza cresca nel tempo, facendo in modo che tu possa usufruire anche delle tue doti mentali quando affronti una gara importante, che vale un titolo o una medaglia.
In una finale olimpica o mondiale, tutti gli atleti sono arrivati per vincere. Le differenze tecniche date dalla condizione fisica o da possibili infortuni, sono minime, quindi l'aspetto mentale diventa fondamentale. Quando entri nello stadio è necessaria una predisposizione mentale che ti porta a pensare che tutto quello che hai fatto porterà a dei frutti. Se entri nello stadio pieno di dubbi, dando spazio alle incertezze, secondo me hai poche possibilità di vincere.
La testa conta sia durante l'evento, che lungo il percorso che ti porta all'evento importante, perchè non sempre le cose vanno come vorresti e non sempre gli allenamenti sono i migliori della tua carriera. Devi però mettere a fuoco che quanto stai facendo porterà a dei frutti e su questo pensiero far leva per ottenere il miglior risultato. La testa ha una grossa percentuale sui risultati, perchè ti permette di sentire che la cosa che vuoi la puoi realmente realizzare. Se ti predisponi in questo modo hai già buone possibilità di ottenerlo.

giovedì 26 novembre 2015

La libreria dello sport: Dean Karnazes - Ultramarathon man

Chi è l'autore? Dean_Karnazes è uno dei più famosi e influenti ultramaratoneti mondiali.

Di cosa parla? Autobiografia di un ultramaratoneta che scappa da una vita fatta di lavoro, feste e cocktails, cercando se stesso in situazioni davvero estreme, dal soffocante caldo desertico al terribile gelo artico.
In questo libro piacevole e leggero, nonostante alcune esagerazioni tipicamente americane, Dean Karnazes presenta la sfida intrapresa con se stesso e contro la voglia di arrendersi, che lo porta infine a scoprirsi come persona.

A chi può interessare? A tutte le persone che pensano di non avere mai tempo da dedicare alla corsa, e a chi vuole conoscere le possibilità della forza di volontà.