martedì 14 marzo 2017

Alessandro Ballan, campione del mondo di normalità


Resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni, e meno sono le chance più dolce è la vittoria.C. Bukowski
28 Settembre 2008. 

A Varese c’è il sole, in Piazza Montegrappa i tifosi guardano ammirati i ciclisti sfrecciare, dopo una settimana di attesa, tra prove contro il tempo, mondiale femminile e Under 23. Il momento più atteso annualmente alla settimana iridata. Nelle due edizioni precedenti, a Salisburgo e Stoccarda, Paolo Bettini aveva dimostrato di essere il più forte, ma in quell’occasione, a causa della marcatura asfissiante di Valverde, Freire e Boonen, il toscano non riesce a inserirsi nel gruppo dei migliori, dove, invece, sono riusciti a entrare Ballan, Cunego e Rebellin. I tre italiani, temendo la velocità degli avversari e l’esplosività di Joaquin Rodriguez, optano per una corsa d’attacco e, uno dopo l’altro, fanno soffrire tutti con delle rasoiate potenti e ben assestate. 

Il pubblico è in festa, mancano solo 3 chilometri e Alessandro Ballan, quello che tra i tre doveva essere il gregario di lusso, era arrivato alle porte della storia.
Il gruppo svolta, supera il centro di Varese e Alessandro, quando gli altri si stavano studiando, parte. L’attacco è micidiale, lui non si volta. Deve andare dritto. Il gruppo prova a organizzarsi, ma i compagni di squadra rompono i cambi. Ce la può fare.

Sorensen ci prova, ma sembra sempre lontano. Alessandro Ballan non era uno qualunque, l’anno prima, nel 2007, aveva vinto il Giro delle Fiandre, l’università del ciclismo, come Assen per il motociclismo. Un campione sempre troppo sottovalutato fino a quel momento.
Ballan vola, è abituato agli sforzi di oltre 250 km, il gruppo è battuto. Cunego li regola in volata. Doppietta azzurra. A Varese. L’apoteosi del ciclismo italiano.

Alessandro Ballan non era Peter Sagan. Era bravo, era tenace ed era molto potente, ma era Tom Boonen, Valverde, Cancellara o Cunego. Alessandro Ballan era un uomo normale, capace di superare i propri limiti con la testa, con il cuore e con la capacità di non arrendersi mai, neppure dopo l’ennesimo piazzamento senza vittorie. Alessandro Ballan è stato un Campione del Mondo di normalità e ha dimostrato, una volta di più, quanto il cuore e la testa, se ben sfruttati, possano battere anche chi ha qualcosa di più.





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