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venerdì 4 dicembre 2015

Cosa significa essere uno sportivo di resistenza

Molti sportivi amatoriali, d'elite o professionisti, si dedicano a sport di resistenza. Di seguito proveremo insieme a ragionare su questo termine, conoscendone le origini e i significati.

Il termine resistenza deriva dal latino resistencia, da resistere, composto di "re" indietro e "sistere" fermare. Le origini di questo termine rimandano quindi al gesto di bloccare, opponendosi, ad una forza o ad una spinta. Contrari a questo significato sono l'acquiescenza, l'arrendevolezza, la condiscendenza e la docilità.

Questo termine diffuso in svariati ambiti, che spaziano dall'economia, alla psicanalisi, fino ai settori militari, giuridici e sportivi, connota in modo chiaro l'impegno energetico che va a esercitare la persona che "resiste".

lunedì 21 settembre 2015

Dialogo col campione - Katia Figini

Katia Figini è una ultramaratoneta esperta nelle corse nei deserti.

Nel suo palmares sono presenti numerose competizioni internazionali tenutesi nel deserto della Namibia, dell'Oman, del Mali, del Sahara, della Giordania e della Bolivia. 

Katia Figini, oltre ad essere una sportiva vincente, è anche attiva in prima persona per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne. Nel 2010 e nel 2011 è diventata testimonial del progetto Run for Women diventando la prima donna in assoluto a percorrere 5 deserti in 5 continenti in un solo anno.

Attualmente Katia Figini è anche un coach sportivo e cura la preparazione per podisti a tutti i livelli e per runner che desiderano partecipare a gare nei deserti.




Niccolò Fabi, un cantautore italiano, canta “la solitudine è amara beatitudine, per me. E' necessaria come un vizio e la coltivo un po' per sfizio”. Per te, Katia, cos'è la solitudine? Che rapporto hai con lei e che valore ha all'interno della tua vita quotidiana?

Io ho sempre pensato di soffrire, di patire, l'idea di rimanere sola, ma in realtà spesso e volentieri sono sola nella mia vita.
Trasferendomi da Milano ad un paesino su un cucuzzolo di una collina di poco più di 300 abitanti, mi sono accorta che molto del mio tempo lo passo da sola e non mi pesa. A volte chiaramente ho il desiderio e il piacere di condividere del tempo e delle esperienze con gli altri, ma anche lo stare da sola lo trovo piacevole.
Sicuramente con il tempo ho imparato che a volte le persone riempiono il tempo per non stare da sole, ma queste cose hanno poca qualità. Quindi ho imparato a preferire di condividere il mio tempo con persone care, che posso anche darmi un ritorno esperienziale e valoriale. Se non c'è invece uno scambio arricchente credo sia meglio anche stare soli.

Credi la solitudine possa darti qualcosa che la folla e il gruppo non possano darti?

La solitudine ti permette di approfondire dei pensieri di natura introspettiva che con altri non potresti sviluppare. Non rapportandoti con altri credo sia più facile entrare nella propria sfera personale.
Chiaramente anche lo stare troppo soli non credo faccia bene. Ovviamente mi alleno anche con amici che condividono la mia passione. Entrambe le dimensioni se portate all'estremo credo siano dannose, è bene anche qui trovare un equilibrio.

venerdì 18 settembre 2015

Come allenare la resistenza al dolore

La risposta alla domanda precedente è quasi scontata: allenandovi con costanza e per anni.

Uno studio dell'università di Verona, svolto dal prof. Trabucchi, dimostra infatti come i veterani dell'allenamento siano più abili nella gestione e nella sopportazione del dolore.
Misurando la soglia di tolleranza al dolore in numerosi atleti di endurace è infatti stato possibile verificare  come  livelli di sopportazione maggiori vengano ottenuti proprio da coloro i quali hanno una lunga storia sportiva alle spalle.