venerdì 6 maggio 2016

Dialogo col campione - Katia Fori

Katia Fori è un'atleta e runner italiana, del team Kinomana Tecnica, specializzata nell'ultratrail,.


Vincitrice in numerose competizioni italiane è una delle pedine della nazionale.

Katia Fori inizia la sua avventura da runner nel 2007 e da subito iniziano ad arrivare i primi risultati, fino a diventare una delle atlete di maggiore spicco nel panorama nazionale.










Ciao Katia, quando ci siamo incontrati mi hai trasmesso una sensazione di “delicatezza”. Quando gareggi credi emergano delle parti di te che rimangono sullo sfondo nella vita quotidiana o credi invece ci sia una sorta di continuità?

Delicatezza…. veramente me lo hai fatto notare tu, comunque anche io penso di trasmettere delicatezza. Il mio approccio alla corsa, prima, durante e dopo la gara, non è un approccio aggressivo. Credo questo accada, perchè io mi sento un amatore della corsa e non una professionista.
Detto questo sono una persona determinata che ama fare bene ciò che fa, in ogni ambito della sua vita, sia che si parli di lavoro, sport o negli hobby. Non ho molte mezze misure, quando intraprendo un'attività mi piace farla al 100%.

Cosa significa per te correre al 100%?

Che all'interno dei limiti, delineati dalla mia vita quotidiana e dei miei impegni, cerco di dare il massimo. Devo ammettere che il meglio di me lo riesco a dare in gara, dove riesco a essere molto concentrata e dove la novità e il paesaggio mi aiutano a non sentire la fatica.

Quali sono a tuo parere le risorse mentali che ti permettono di dare il 100% in gara?

Credo l'ottimismo, la determinazione e la passione nel fare ciò che mi piace.

In diverse interviste hai dichiarato di avere un approccio ottimista in corsa. Questo significa che i pensieri negativi non attraversano la tua mente o che quando questi arrivano li contrasti, attivamente, con l'ottimismo?

Ne arrivano pochi e quelli che arrivano li respingo. Cerco sempre di cogliere il lato positivo in ciò che mi accade. Se sto partecipando ad una 100km e sono al 50° km, non penso “ne ho fatti solo 50”. Penso “ne mancano solo 50”. Il soffermarmi sul lato positivo delle situazioni è una cosa che mi riesce naturale.
Inoltre, in un'ultra, mi trovo spesso ad affrontare dei problemi di diversa natura: alimentazione, stanchezza fisica o altro. Avendo un approccio molto pragmatico, non sto a fare tragedie che potrebbero compromettere la gara, ma cerco di trovare il prima possibile una soluzione a ciò che mi è accaduto.
Certo, quando arriva un problema ho anche io un attimo di sconforto, ma poi torno subito in me e trovo una soluzione o comunque lo affronto. Penso che, visto che sta accadendo ciò che sta accadendo, tanto vale viverlo a pieno quel momento.
Penso che essere ottimista e pragmatica, mi permetta di non buttare via gare ed allenamenti in cui si presentano dei problemi o delle difficoltà.

Lo sport non costruisce la personalità. La rivela.” Questa è una frase pronunciata da Heywood Hale Broun, un giornalista sportivo. Ti trovi d'accordo o no con questo pensiero?

Penso che sport e vita di tutti i giorni siano molto interconnessi. Lo sport senza dubbio ti aiuta a rafforzare il carattere e la personalità, però di base almeno un po' di carattere già lo devi avere.
In discipline come la corsa in montagna o l'ultratrail, anche solo per concludere una gara è necessario avere del carattere. Ottenere risultati di prestigio, forse è ancora più difficile, ma anche il concludere la gara richiede che una persona abbia carattere.

Credi che una persona con poco carattere non possa finire un'ultra?

Un'ultra dura molte ore e un atleta può attraversare climi caldi, freddi, pioggia, notte e giorno. Se intendiamo carattere come determinazione e capacità di fare fatica, credo un atleta con poco carattere farà molta più fatica e le difficoltà aumenteranno notevolmente.

Oltre ad essere un'atleta sei anche una lavoratrice. Credi ci siano delle competenze maturate sul lavorato che possano aiutare uno sportivo e viceversa?

Non so se sia possibile parlare proprio di competenze. Credo sia meglio parlare di comportamenti. Nella mia vita professionale lavoro come direttrice di banca e i comportamenti che metto in atto sul lavoro e nello sport sono sempre gli stessi.
Per raggiungere la mia posizione attuale ho da sempre dovuto essere determinata, tenace, appassionata, oltre che corretta ed onesta. Associando a tutto questo molto impegno. Nella corsa, per raggiungere dei risultati, credo che i comportamenti da mettere in atto siano gli stessi.

Credi che lo sport possa essere una sorta di formazione alla vita professionale?

Lo sport da una formazione per tutta la vita e non solo esclusivamente professionale. Ti insegna che se vuoi ottenere dei risultati devi saperci mettere impegno. Ti insegna ad essere leale, corretto ed onesto verso gli altri concorrenti e verso gli organizzatori. Credo che lo sport sia una scuola di vita, non solo in riferimento all'ambito professionale.

Dai il meglio di te sulle lunghe distanze e sei sicuramente un'atleta resistente. Se pensi alla tua vita fin da quando eri bambina, credi ci sia stato un momento in cui ti sei accorta di essere una donna resistente?

No, mi sono accorta di quest'aspetto solo quando ho iniziato seriamente a fare sport e a correre. Ho iniziato a cavallo tra il 2007 e il 2008, partendo subito dalle ultra. Prima di quel momento non mi ero mai accorta di essere resistente.

Ti posso chiedere cosa pensavi di te, rispetto al tema della resistenza, prima del 2007? Pensavi a te stessa come a una donna resistente o come a una donna che mollava?

Non mi sono mai pensata come ad una donna che molla. L'idea che ho sempre avuto di me è di una persona con caratteristiche positive. Proprio per questa ragione ho sempre dato il massimo, cercando con i fatti di non disconfermare quanto io pensavo di me stessa.
Prima del 2007/2008 non ho mai dato peso all'essere resistente, ma ho sempre pensato che posso riuscire in ciò che faccio. Nello studio, come nel lavoro, sono sempre riuscita ad ottenere quanto mi ero prefissata (quasi!!)

Penso che questa sia una risorsa importante per ogni sportivo e in particolare per chi si rivolge alle ultra. Pensare di potercela fare è già metà del lavoro...

La prima ultra seria a cui ho partecipato è stata l'UTMB. Io ho iniziato a correre per finire l'UTMB e prima di allora avevo partecipato solo a due ultra che assegnavano dei punti. Nonostante la mia poca esperienza, quando sono partita dal via non ho mai avuto un dubbio che sarei riuscita a finirla.
In corsa pensavo ai messaggi che avrei inviato alle mie amiche per comunicare che avevo finito l'UTMB. Questo per chiarire come non ho mai avuto un dubbio su come si sarebbe conclusa la gara. Penso che anche questo sia ottimismo.

Molti atleti mi hanno raccontato come in momenti di difficoltà si prefigurino l'arrivo o il traguardo...

Non mi sono mai forzata a pensare queste cose, le immagini arrivavano da sole. Non mi sono mai imposta di pensare alla gioia finale o a elementi positivi, mi è sempre venuto naturale.

Ultratrail sport da veri duri. Credi esistano delle differenze mentali tra uomo e donna nello sport e credi, inoltre, ci siano degli aspetti che avvantaggiano le donne?

Ho notato che i divari cronometrici tra uomini e donne sulle lunghe distanze non sono esagerati. Dato che non c'è molta differenza tra le prestazioni di uomini e donne sulle lunghe distanze, questo significa che le donne se la cavano bene nelle ultra.
Mi sono spiegata questi risultati con il fatto che le donne hanno da sempre una soglia del dolore più elevata. Forse potrà sembrare una banalità, ma credo che le donne siano più adatte allo sport di endurance.
Le donne sono poi abituate da sempre a dover lottare maggiormente per avere gli stessi risultati di un uomo. Se penso al mondo del lavoro, la parità tra uomo e donna esiste più sulla carta che nella realtà. Visto che una donna deve faticare di più per acquisire la stessa posizione, credo sia in un certo modo abituata a faticare.

Credi che le donne siano predisposte all'endurance?

Non credo che tutte siano predisposte, ma quelle che lo fanno ci credono molto di più rispetto agli uomini che partecipano a gare di endurance.
Le donne presenti nel mondo dell'endurance non sono molte, ma sono estremamente motivate. Se prendono parte ad un'ultra è per finirla.

Mi hai raccontato i vantaggi che una donna, che prende parte a un'ultra, ha dal punto di vista mentale. Pensi invece ci possano essere degli svantaggi?

Mi hai un po' spiazzato... pensandoci, però, non me ne vengono in mente.

Se dovessi suddividere in percentuali relative a testa, allenamento e talento naturale, le componenti che costituiscono un successo in un'ultra, quali sceglieresti?

Penso che la più importante sia il talento naturale, che incide moltissimo. A seguire la testa e poi l'allenamento. Non dico che l'allenamento non sia importante, perchè è la base necessaria per fare bene, ma la differenza la fa il talento naturale e a questo segue poi la testa. Per me è sicuramente così.

E se dovessi darmi delle percentuali?

Potremmo fare 50% talento naturale, 30% testa e 20% allenamento. Credo che per ottenere determinanti risultati devi avere una predisposizione. L'allenamento ti permette di divertirti, ma solo con questo non potrai raggiungere certi livelli. Se bastasse l'allenamento tutti sarebbero forti. Questo vale nelle ultra, come anche in sport come l'atletica leggera.
Anche la testa fa tanto, però, anche in questo caso, senza il talento naturale non puoi emergere. Con l'allenamento e la testa puoi divertirti.

C'è qualcosa che non ti ho chiesto e che ti piacerebbe aggiungere?

Rispetto all'ottimismo credo che chi si rivolge alle ultra o alle corse in montagna è aiutato da quello che lo circonda. Affrontare dei momenti difficili quando sei immerso in panorami bellissimi e posti nuovi è sicuramente più semplice rispetto a quando corri sull'asfalto.
Penso non riuscirei a correre su strada. Io corro perchè mi piace la montagna, non amo la corsa fine a se stessa. Mi piace stare in montagna e in mezzo alla natura e credo sia l'aspetto che lega le persone che praticano questi sport.

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