lunedì 18 aprile 2016

Dialogo col campione - Omar Di Felice

Omar Di Felice è un ciclista italiano, specializzato nell'ultracycling.

Tra i suoi successi di maggior prestigio figurano:
Le Raid Provence Extreme; Tortour Switzerland; Race Across Italy; Tour du Mont Blanc; Ultracycling Dolomitica.








Hai ottenuto una laurea in Design. Credi che lo sport, e il modo con cui lo si affronta, possa dare qualcosa allo studio e viceversa?

Il primo consiglio che do a tutti i ragazzi che alleno è quello di non tralasciare lo studio. Il ciclismo, fino ad una certa età (cosi come qualunque altro sport) dev’essere una passione ed uno svago. Viviamo in un mondo in cui non si può prescindere dalla cultura e, soprattutto, da una approfondita formazione. La mia “fortuna” più grande non è stata aver trasformato in professione la mia passione, ma aver avuto l’intelligenza e la giusta educazione per capire che lo studio veniva prima di qualunque altro impegno. Senz’altro il ciclismo mi ha insegnato doti di resistenza, costanza e dedizione, che ho applicato allo studio. Allo stesso modo lo studio e l’apertura culturale hanno fatto si che io abbia avuto gli strumenti per studiare e comprendere meglio la teoria dell’allenamento e tutto ciò che riguarda la tecnica del mio sport. Solo così si può sperare di diventare atleti forti e “svegli”.


In un'intervista ho letto che sei stato un bambino timido. Credi che la timidezza possa essere un vantaggio quando si intraprende uno sport che richiede una marcata componente solitaria?

La mia timidezza, a tratti, sfiorava il patologico. Non riuscivo a relazionarmi con i miei coetanei in un’età, quella del passaggio all’adolescenza, in cui un bambino rischia di veder seriamente influenzato il proprio carattere dall’ambiente circostante: alcune brutte esperienze (bullismo, ecc) hanno rischiato di farmi chiudere in un pericoloso guscio. In questo il ciclismo mi ha aiutato moltissimo. Da un lato ho sviluppato la parte più introversa di me, mettendola a nudo durante le lunghe pedalate che spesso effettuavo anche in solitaria, dall’altro lato mi ha permesso di allargare i miei orizzonti e le mie conoscenze, confrontandomi fuori dall’ambito strettamente familiare e scolastico, con bambini e ragazzi delle più disparate tipologie. Ogni domenica si correva lontano da casa e questo ha fatto si che, volente o nolente, il mio carattere si aprisse maggiormente al mondo circostante. Ora, considerando la mia presenza attiva in televisione, sui media e, in generale, la fama raggiunta grazie al mio sport, quasi non si direbbe che un tempo ero un bambino molto introverso e timido.

Ora ti rivolgi all'ultracycling, ma in passato sei stato anche un professionista. Cosa cambia a livello mentale quando si passa dal competere con un avversario a quando la competizione è solo con se stessi?

In realtà le differenze non sono poi così diverse. L’ultracycling in senso agonistico è competizione contro altri atleti, mentre le avventure in solitaria ti spingono a cercare il tuo limite. In realtà la base del nostro sport, che sia estremo o meno, è sempre la stessa: la solitudine. Il ciclista è colui che ha deciso di mettersi a nudo di fronte alla natura e alla durezza di un percorso. Il professionismo mi ha insegnato la disciplina, la vita fuori casa e il gioco di squadra. Tutte doti tornate utili quando ho deciso di intraprendere la carriera da ultracyclist. A livello mentale la cosa più straordinaria dell’ultracycling è stata scoprire quanto sia forte la testa di ognuno di noi. Mi sono ritrovato a “fare” delle cose che reputavo impensabili. Ora mi sembra così naturale pedalare migliaia di km senza sosta, ma se mi volto indietro e ripenso agli inizi ricordo che gli interrogativi erano tantissimi. Ho trovato la chiave per governare il mio fisico e questa è la forza più grande che si possa acquisire.

Quali sono a livello mentale i tranelli in cui non deve cadere uno sportivo che si rivolge alle ultradistanze?

La prima dote da sviluppare è la pazienza: la contesa si sposta su un terreno ben piu lungo. Quando parti per una gara lunga migliaia di km non devi pensare a quanta strada manca ancora, altrimenti rischi di entrare in complicati trabocchetti che la tua mente ti gioca e che portano a consumarne le energie.
Pazienza che va utilizzata anche quando arriva la crisi. In una gara tradizionale la crisi non è detto che ci sia, in una gara così lunga arriva sempre ed inesorabile. La differenza tra gli inizi ed ora è proprio questa: ora so come governare quel momento. I successi che ho ottenuto hanno la loro base più importante proprio nei momenti di crisi. Quelli in cui devi essere in grado di andare avanti lo stesso!

Un importante psicoterapeuta, Eric Berne, sostiene che uno dei compiti principali e più esigenti per un essere umano consiste nell'organizzare il proprio tempo. Come organizzi il tuo tempo mentale durante un'impresa ciclistica?

Potrei dire che penso a moltissime cose. Il tempo non mi manca. In realtà quando sono concentrato durante una gara penso molto poco. Evito di fare calcoli sui km o sulla distanza. Piuttosto cerco di estraniarmi dalla fatica e da ciò che sto facendo. Guardo la corsa “dal di fuori”, mi immagino come sarà l’arrivo se avrò staccato i miei avversari, penso a ciò che mi attenderà sotto lo striscione. Cerco di rilassarmi perchè in realtà pedalare è la cosa più divertente che io sappia fare. Cosa pensa un bambino quando è sulla sua giostra preferita? Divertirsi è la parola chiave.

Se ci fosse un motto/detto che ti caratterizza come atleta e che ti è stato detto da un genitore, un parente, un insegnante o da una persona per te importante, quale potrebbe essere?

Nel corso della mia vita ho ascoltato molti consigli. Alcuni validi, altri meno. Le critiche le ho sempre accettate. Ma il mio motto deriva non tanto da quanto ho sentito da altre persone, piuttosto da ciò la vita stessa mi ha insegnato. Mi ripeto sempre “no excuses, nessuna scusa” perchè se vuoi veramente quacosa non devi preoccuparti di tutto ciò che vi è intorno. Mira l’obiettivo e lavora sodo per raggiungerlo. Solo così raggiungerai i tuoi sogni. Non preoccuparti di cosa fanno i tuoi avversari, se saranno stati più o meno fortunati di te in qualche frangente. Ciò che conta è solo te stesso, la tua fatica e la dedizione che ci avrai messo.



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