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martedì 22 novembre 2016

Chuck ' il vero Rocky Balboa’ Wepner: la forza di rialzarsi

Un ultimo pugno.
L’ultimo diretto alla fine di 15 riprese.
Lacrime, sudore, sangue e dolore. 
Arrivare all’ultimo colpo da sconosciuto, ancora in piedi, nonostante il campione fosse favorito. Più forte, più veloce. Semplicemente: lui è meglio di te, ma tu sei ancora lì. In piedi a prendere mattoni in faccia, mentre il tuo avversario cerca di abbatterti con tutta la forza che ha. Come la vita.
Rocky Balboa non esiste, ma Chuck Wepner si.



Rocky Balboa come Chuck Wepner, Apollo Creed come Muhammad Alì. Il film e la vera storia, il sogno e la realtà.

martedì 8 novembre 2016

Michael Schumacher, l'ultima battaglia in rosso

22 Ottobre 2006
Interlagos, Brasile. 
Il mondiale di Formula 1 del 2006 all’ultimo capitolo. Michael Schumacher, il pilota più vincente di sempre, giunto all’ultima pagina della sua carriera. Il titolo in palio, seppur solo per la matematica, dato che nella gara precedente un ritiro era costato carissimo al pilota della Ferrari. 
10 punti da recuperare. Vincere, sperando in un ritiro di Alonso. I tratti di un sogno delineavano i contorni di una speranza, cancellando le certezze a favore di ipotesi e calcoli.
Vincere e sperare. La pole che diventa un miraggio, la vittoria una chimera. Ed è solo sabato. Schumacher deve partire decimo, nell’ultimo step delle prove, l’ennesima sfortuna della stagione: una rottura non identificata non gli permette neppure di entrare in pista.
Alonso è quinto.
Il tedesco parte aggressivo, cerca disperatamente la rimonta, superando ostacoli, piloti e detriti, ma ancora la cattiva sorte si accanisce su di lui. Durante il sorpasso ai danni di Fisichella, la sua posteriore sinistra tocca l’alettone dell’italiano. La gomma è forata, il controllo è difficile. La macchina sbanda, deve rallentare. Il rientro ai box è obbligato, ma per farlo deve percorrere un intero giro. Al rientro in pista è doppiato.
Tutto sfumato, il sogno di chiudere da campione del mondo è ormai rinchiuso nel cassetto.
Poteva rallentare, godersi i suoi ultimi giri guardando il pubblico. Ma 7 titoli non si vincono per caso.

martedì 1 novembre 2016

La rivoluzione su due ruote: VR46



Welkom, Sud Africa.
18 Aprile 2004.

Accovacciato accanto alle gomme, con la tua moto sulla sinistra. Guardarla e piangere. Vincere, contro tutto e contro tutti.

La MotoGp è arrivata alla sua seconda rivoluzione, dopo il passaggio da 500cc a 1000cc di due stagioni prima: Valentino Rossi, 5 volte campione del mondo ( 3 in top class), lascia la Honda, la moto migliore degli ultimi dieci anni, per approdare in Yamaha, un mezzo di media competitività che, fino all’anno prima, era nelle mani del suo rivale, Max Biaggi. 
Uno scambio di moto che sembrava cambiare i favori del pronostico: Rossi attardato, Biaggi e Gibernau i più accreditati.
Una scelta azzardata del ragazzo di Tavullia, desideroso di mostrare al mondo dei motori di essere il più forte, senza differenza di mezzi.
Welkom, lo scenario della rivoluzione.
Nelle prove Valentino ottiene la pole position davanti ai suoi due rivali. Gibernau secondo, Biaggi terzo.
Valentino parte bene, prova a scappare, ma non ci riesce. Max si avvicina, lo passa. Il ritmo del romano è adatto alla fuga solitaria, il 46 lo sa. Non aspetta nemmeno una curva. Nella prima piega disponibile lo risupera. La gara è tesa, Gibernau si rifà sotto. Il terzetto si scambia le posizioni continuamente, Rossi non accetta di stare dietro, vuole tenere la testa, deve mantenere la testa. Imporre il suo ritmo è l’unica chance che ha per non far scappare i rivali. 

martedì 25 ottobre 2016

Cadel Evans in 4 atti

La faccia da bravo ragazzo, quello sguardo cupo di chi corre con la forza di un guerriero e la sensibilità di un poeta, superando ogni limite con il coraggio di non arrendersi.
Cadel Evans in 4 atti.


30 Maggio 2002: il crollo.
La maglia rosa sulle spalle, il gruppo che scappa, Savoldelli che corre verso la vittoria del Giro. 
Salire a ‘zig zag’, l’ultima risorsa di chi ha già dato l’anima su quella maledetta bicicletta. Il 'falco'  vola, Evans atterra al suolo pesantemente. Da primo a quattordicesimo, dal successo alla sconfitta in una crisi di fame. Sull’ascesa verso Folgaria, il 25enne ex biker perde 15’ e la possibilità di vincere il Giro, dopo essere sembrato il più forte fino a quel momento. Scalare un sogno.
Il 2002 è l’anno della rivelazione, non basta un crollo a nasconderne il talento.
Evans riparte, la Telekom lo vuole. La squadra tedesca ingaggia due dei tre protagonisti del Giro d’Italia 2002, l’australiano sconfitto e l’italiano vincitore (il terzo protagonista era Tyler Hamilton, che ha affrontato l’intera corsa rosa con una frattura alla clavicola, ma questa, come direbbe Federico Buffa, è un’altra storia). 2003 e 2004. Due stagioni, due corridori, lo stesso destino. Nessun lampo, solo infortuni. 


martedì 11 ottobre 2016

Andy Van de Meyde, la fragilità di un talento di cristallo

Le mani davanti al viso, la destra vicinissima agli occhi, aperta, come un mirino, mentre la sinistra si allontana verso il cielo, a simulare la canna di un fucile.
Guardarsi attorno e vedere lo stadio olimpico ammutolito, i tifosi della Roma attoniti, i visi tirati in un misto di odio e ammirazione, mentre i compagni gli correvano incontro. Chivu, Sneijder, Van Der Vaart, Ibrahimovic, una generazione irripetibile per l’Ajax che, in una notte d’autunno, conquistò l’Olimpico.


Era il 2002, Andy Van Der Meyde aveva 23 anni ed era considerato uno dei talenti più puri che il calcio olandese avesse sfornato negli ultimi 20 anni. La precisione al cross, il dribbling ubriacante, la velocità di un giovane nel fiore dei suoi anni, così forte da non potersi non innamorare di lui. 
Nella terra di Van Gogh lo idolatrano, l’Europa gli mette gli occhi addosso, l’Inter lo compra per regalare il pezzo pregiato al suo allenatore, Hector Cuper, l’hombre vertical argentino, che faceva del gioco sulle fasce il punto nevralgico della sua tattica.

lunedì 16 novembre 2015

Dialogo col campione: Martina Valmassoi

Martina Valmassoi è una sci alpinista italiana.

Detentrice del titolo italiano sprint, Martina Valmassoi è una delle atlete più in forma del panorama sci alpinistico.
Numerosi podi in coppa del mondo e vittorie in molte classiche rientrano nel palmares di Martina Valmassoi.




Ciao Martina, alle scuole elementari le maestre sono solite assegnare il tema “cosa vorresti fare da grande”. La piccola Martina aveva un sogno nel cassetto? Ce lo puoi raccontare?

La piccola Martina alle elementari era una bambina come tante o meglio, un bambino, un ibrido. Capello corto, orecchini da pirata, magliette chiaramente provenienti dai pacchi gara delle campestri o cose riciclate da mia sorella. Contrabbandavo figurine dei Pokemon pur adorando il mio astuccio del Diddle portato da Mamma San Nicolò. Diciamo che come tutte le bambine ero indecisa sul mio futuro. Un giorno volevo essere una pittrice, l'altro una rockstar, l'altro ancora l'erede femminile di Bjørn Dæhlie.

venerdì 13 novembre 2015

Le 6 funzioni dell'allenatore

Quali sono i compiti dell'allenatore? Questa domanda credo sia passata per la testa di ogni mister almeno una volta durante la carriera sportiva. 

Un aiuto per rispondere a questa domanda ci viene dato dalla riflessione di Horoux (1953), che ha cercato di riassumere le funzioni svolte dagli allenatori in 6 punti, Andiamo a vederli insieme:



1) Essere il promotore della coesione del gruppo: per funzionare una squadra ha bisogno che i propri membri si muovano nella medesima direzione e che condividano degli obiettivi. L'allenatore è il promotore dell'unione del gruppo e della coesione interna e gli atleti devono percepirlo come sponsor e garante di tale unione;

2) Proporre un modello tecnico, comportamentale, etico e morale: un allenatore si propone ai suoi atleti come una persona che incarna ideali di gioco, che assume determinate posizioni morali ed etiche e che si comporta in un dato modo. In tal senso si propone come un modello. Una delle funzioni proprie dei modelli è la replicabilità, quindi l'allenatore attraverso se stesso diffonde un modo d'essere all'interNo della squadra;