La faccia da bravo ragazzo, quello sguardo cupo di chi corre con la forza di un
guerriero e la sensibilità di un poeta, superando ogni limite con il coraggio
di non arrendersi.
Cadel Evans in 4 atti.
30 Maggio 2002: il crollo.
La maglia rosa sulle spalle, il gruppo che scappa, Savoldelli che corre verso la
vittoria del Giro.
Salire a ‘zig zag’, l’ultima risorsa di chi ha già dato l’anima su quella
maledetta bicicletta. Il 'falco' vola, Evans atterra al suolo pesantemente. Da
primo a quattordicesimo, dal successo alla sconfitta in una crisi di fame. Sull’ascesa
verso Folgaria, il 25enne ex biker perde 15’ e la possibilità di vincere il
Giro, dopo essere sembrato il più forte fino a quel momento. Scalare un sogno.
Il 2002 è l’anno della rivelazione, non basta un crollo a nasconderne il
talento.
Evans riparte, la Telekom lo vuole. La squadra tedesca ingaggia due dei tre
protagonisti del Giro d’Italia 2002, l’australiano sconfitto e l’italiano
vincitore (il terzo protagonista era Tyler Hamilton, che ha affrontato l’intera
corsa rosa con una frattura alla clavicola, ma questa, come direbbe Federico
Buffa, è un’altra storia). 2003 e 2004. Due stagioni, due corridori, lo stesso
destino. Nessun lampo, solo infortuni.
