Visualizzazione post con etichetta new wave. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta new wave. Mostra tutti i post

giovedì 8 dicembre 2016

Musica in movimento: Arcade Fire - Funeral

Rimane a volte un mistero capire come in Italia alcuni gruppi musicali (o artisti in generale), da grande fama e successo internazionale, non riescano proprio a decollare. Destino condiviso da alcune band che vendono milioni di copie nel mondo, facilmente primi nelle classifiche di vendite e contemporaneamente elogiate dalla critica musicale. Uno dei casi che reputo più eclatanti riguarda gli Arcade Fire, gruppo canadese autore nel 2004 di un album d'esordio davvero epocale, "Funeral", considerato quasi all'unanimità dal mondo musicale come uno dei migliori prodotti del primo decennio del nostro secolo. 

La loro ricetta musicale consiste in una sorta di collage tra il new wave fine anni '70, i primi U2, il David Bowie di Ziggy Stardust (in particolare nella voce), sound potente e variegato, arrangiamenti ricchi e ben curati, gusto per il barocchismo senza esasperazioni (che hanno invece condannato i Muse, ad esempio), capacità (mai semplice) di unire drammaticità a positività di fondo. Il senso del ritmo incessante, tipico della nuova new wave (e in questo simili agli Interpol), permette di sfruttarne le potenzialità anche durante attività sportive.

mercoledì 9 novembre 2016

Musica in movimento: The Cure - Pornography

Appena stati in Italia per tre date, richiamando migliaia di nostalgici appassionati, i britannici The Cure sono stato senz'altro la più influente band dark-wave degli anni '80. E ancor di più, Robert Smith ne è stato il più influente personaggio. Affetto da una carica malinconica/romantica con pochi eguali, Smith è stato, insieme a Ian Curtis, il portavoce dei disagi generazionali del post punk settantino britannico. E in questo senso, "Pornography", del 1982, racchiude la perfetta essenza di quel sound, decadente, paranoico, teso, e allo stesso anche melodico e ritmico.

Batteria elettronica e tastiere aprono la nervosa "One Hundred Years", vero manifesto dark, con ritmo e tensione che non mollano mai per gli oltre 6 minuti di durata. "A Short Term Effect" presenta in primo piano la batteria di Laurence Tolhurst e il basso di Simon Gallup, meno tirata, ma sempre sofferente e senza pause. 

mercoledì 22 giugno 2016

Musica in. Movimento: Franz Ferdinand - You Could Have It So Much

Chitarre rock per far ballare? Si può, soprattutto se ci si chiama Franz Ferdinand. No, non l'arciduca d'Austria il cui assassinio scatenò la Prima Guerra Mondiale, ma il gruppo scozzese esploso a inizio 2000. Anche se sarebbe riduttivo indicarli come autori di musica solo per far ballare. Sanno comporre, suonare, far divertire, ma anche riflettere. E di certo sono adattissimi come sottofondo musicale per sforzi intensi.

Il loro secondo album, "You Could Have It So Much", del 2005, è pieno di grandi singoli di successo, di ritmiche intense e melodie profonde, variazioni di ritmo che possiamo sfruttare al meglio.

Si apre con "The Fallen", ritmo trascinante, ma si può anche ben notare la voce di Alex Kapronos, decisamente ispirata dalla new wave, eppure ben personalizzata e perfetta per il contesto. "Do You Want To" è senza dubbio ballabile, se non proprio da discoteca, diciamo più britannicamente da dancefloor: la batteria di Paul Thomson dà il tempo, il basso di Bob Hardy pompa, e le chitarre di Kapranos e McCarthy fanno il resto, per questa canzone che è tra i loro più grandi successi. 

mercoledì 15 giugno 2016

Musica in movimento: Interpol - Antics

Uno dei migliori prodotti rock del primo decennio del millennio 2000, una nuova linfa al movimento della new wave nata tra fine anni '70 e inizio anni '80, o un altro clone di quei gruppi dallo stile decadente, con voce baritonale alla Ian Curtis e i suoi Joy Divison, per intenderci? Io sarei più tendente per la prima. 

I newyorkesi Interpol hanno regalato diverse perle negli anni zero, anni zero anche per la musica rock, probabilmente, da cui hanno cercato di coniugare l'eredità difficile dei vecchi Curtis e soci con un nuovo indie rock essenziale ma proiettato verso il futuro.

Dopo l'esordio fulminante di "Turn On The Bright Lights" del 2002, gli Interpol si trovarono due anni dopo a dover produrre un altro album di qualità per mostrare di non essere stati solo un caso e di avere ancora molto da dire. Ecco che nel 2004 uscì "Antics": formula simile, ma sempre efficace. Un album colmo di gran belle canzoni di presa rapida ma per nulla stupide e scontate, e piuttosto adatte come accompagnamento per le nostre attività sportive.